Mora & Associati vince su diritti ispettivi nelle S.r.l.

24 giu 2020

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La Sezione Imprese del Tribunale di Bologna – con ordinanza del 5 giugno 2020 – ha rigettato, riconoscendo la fondatezza delle richieste di Mora&Associati (con gli avvocati Prof. Andrea Mora e Davide Della Zoppa), il ricorso cautelare avente ad oggetto il diritto - di cui all’art. 2476 secondo comma c.c. – di avere notizie sullo svolgimento degli affari sociali e accesso ai libri e alla documentazione sociale nelle S.r.l. da parte del socio non amministratore, per il difetto di legittimazione attiva in capo a soci (non amministratori) nudi proprietari che pattiziamente avevano deciso di attribuire esclusivamente al socio (amministratore) usufruttuario tutti i diritti previsti dall’art. 2352 c.c. (richiamato dall’art. 2471 bis c.c.), manifestando un esplicito consenso ad escludere se stessi (soci nudi proprietari) dall’esercizio di tutti i diritti amministrativi “residui”, dei quali sarebbero state altrimenti “contitolari”, ivi compreso quello di assumere iniziative “ispettive”.

Il Tribunale Felsineo, innanzitutto, ha precisato che l’art. 2471 bis c.c., dettato in tema di società a responsabilità limitata rimanda interamente alla disciplina che l’art. 2352 c.c. stabilisce riguardo le società per azioni: in particolare, l’ultimo comma dell’art. 2352 c.c. prevede che “Salvo che dal titolo o dal provvedimento del giudice risulti diversamente, i diritti amministrativi diversi da quelli previsti nel presente articolo spettano, nel caso … di usufrutto, sia al socio e sia all'usufruttuario…”. Il suddetto complessivo rimando generico – che, salvo deroga specifica, pattizia o giudiziale – rende quindi l’art. 2352 c.c. tout court applicabile anche all’ambito delle S.r.l.

Ciò premesso, il Tribunale di Bologna ha ben chiarito che l’ultimo comma dell’art. 2352 c.c. dispone dunque nel senso che, in linea generale, i “diritti amministrativi” diversi da quelli regolati nei precedenti commi (che si occupano del voto, dell’opzione, dei versamenti di capitale, ecc.) – e nella categoria degli “altri diritti amministrativi” rientra senza dubbio anche il diritto di ispezione e di controllo, sancito per le S.r.l. dall’art. 2476 secondo comma c.c. (v., tra le altre, Cass.2038/2018, Cass. 15721/2005) – spettano cumulativamente sia all’usufruttuario della partecipazione sociale e sia al suo nudo proprietario, continuando ad identificarsi in quest’ultimo la figura del “socio”; e tuttavia, questa facoltà di esercitare certe iniziative tipiche secondo una “legittimazione plurima” non è tassativa, ma risulta pur sempre suscettibile di deroga pattizia, autorizzando anche a conferire tali poteri in modo alternativo: sicché, ben possono le parti scegliere di attribuirli soltanto ad una delle due categorie in esame, decidendo quindi – di volta in volta – se “favorire” così il titolare del diritto di usufrutto sulla quota, oppure piuttosto il socio che ne resta mero “nudo proprietario. La logica sottesa all’illustrata disciplina standard sarebbe dunque da ravvisare nella volontà del legislatore di mantenere una posizione equilibrata, che non sottragga al socio (nudo proprietario) – in quanto portatore di interessi discendenti comunque dalla compartecipazione in società, seppur di contenuto non patrimoniale, od anzi di natura squisitamente personale – la legittimazione ad avvalersi dell’intera gamma dei “diritti amministrativi”, così da non precludergli un ruolo di controllo e di incidenza sulla vita endosocietaria (per l’analogo regime in un’ipotesi di pegno su quote, v. Trib. Napoli Sez. Imprese 2/4/2019, su “Soc.”, 2019, p.1129); ma tutto ciò sempre fatta salva la diversa ed esplicita pattuizione, in mancanza della quale essi restano però “condivisi” in capo anche all’usufruttuario.

 


Questo articolo è stato scritto a mero scopo informativo e non può essere inteso in nessun modo quale parere legale.

 

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