Etichettatura alimentare: la recente giurisprudenza e le deroghe al Reg. UE n.775/2018 per il Covid-19

28 giu 2020

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Sono sempre maggiori le informazioni di cui può disporre il consumatore al momento dell’acquisto di prodotti alimentari. Gli interventi legislativi, ad opera del legislatore comunitario e nazionale, hanno infatti posto al centro della produzione normativa le esigenze dell’utilizzatore finale di beni alimentari. Di conseguenza, gli operatori del settore sono divenuti destinatari di precisi obblighi informativi per la commercializzazione di prodotti confezionati, obblighi che sono stati al centro di importanti pronunce giurisprudenziali.

Di recente, in considerazione dell’emergenza epidemiologica dovuta al Covid-19, il Ministero della Salute ha previsto alcune misure di sostegno alle imprese, concedendo loro un periodo di tolleranza per adeguarsi alle nuove disposizioni promananti dal Reg. UE n. 2018/775 in materia di etichette ed imballi.

Sono diversi gli interventi legislativi ad opera del legislatore comunitario e nazionale in materia di etichettatura dei prodotti alimentari. La maggiore consapevolezza acquisita da parte del consumatore ha infatti contribuito, fortemente, a dare impulso alla produzione normativa di settore, al passo con le mutevoli esigenze sociali e di mercato. Di conseguenza, alle aziende della filiera agroalimentare, viene chiesto di rispettare precisi obblighi informativi per la commercializzazione di prodotti confezionati. Data la complessità del quadro normativo, tuttavia, soprattutto nel caso della piccola e media impresa, non è sempre agevole allinearsi alle prescrizioni in materia.

Nell’ambito di tale intricato tessuto normativo, al precipuo fine di conferire maggiore uniformità per i singoli paesi appartenenti all’Unione Europea, è stato emanato il Regolamento UE n. 1169/2011, relativo alla fornitura di informazioni sugli alimenti ai consumatori. Il predetto regolamento, all’art. 2, fornisce una definizione precisa di etichettatura dei prodotti alimentari, per cui si deve intendere “l’insieme delle menzioni, delle indicazioni, dei marchi di fabbrica e di commercio, delle immagini o dei simboli che si riferiscono ad un prodotto alimentare” e che di solito vengono applicate sulle confezioni o, in mancanza, sui documenti di accompagnamento della merce.

Le recenti pronunce in materia di etichettatura:

A. La protezione della denominazione «Aceto Balsamico di Modena» non si estende all'utilizzo dei termini individuali non geografici della stessa IGP

La Corte giustizia UE sez. V - 04/12/2019, con la pronuncia n. 432 è intervenuta per risolvere una controversia insorta tra i produttori italiani di aceto balsamico e la società tedesca Balema.

La controversia traeva origine dall’iniziativa dei membri del Consorzio dell’Aceto Balsamico di Modena IGP, i quali avevano adito il Bundesgerichtshof (Corte di Giustizia Federale tedesca) per contestare il fatto che una società di Baden stesse utilizzando, in violazione delle norme a tutela della denominazione, il termine “balsamico” e “deutscher balsamico” per la commercializzazione di aceto prodotto da vitigni siti in Germania. I produttori italiani chiedevano, pertanto, che fosse disposta la cessazione dell’utilizzo dei predetti termini. La Corte tedesca, per mezzo del rinvio pregiudiziale, devolveva la questione alla Corte di Giustizia Europea.

Ebbene, secondo quanto statuito dal Regolamento (CE) n. 583/2009, la denominazione “Aceto Balsamico di Modena (IGP)” figura senz’altro tra le indicazioni geografiche e denominazioni d'origine dei prodotti alimentari registrate e protette dal diritto dell’Unione. Tale protezione, tuttavia, secondo la Corte, non può valere anche per l’utilizzo dei singoli termini “aceto” o “balsamico”, in quanto non si tratta di termini con connotazione geografica, ma di parole di uso comune e, per questo, non protette dalla registrazione IGP.

Il termine “aceto”, sarebbe, infatti, secondo la Corte di Lussemburgo, termine di uso comune, mentre la parola “balsamico” rappresenta la traduzione di balsamique e, sempre nell’uso comune, viene normalmente associata al gusto agrodolce di un prodotto.

La Corte UE ha pertanto chiarito che l'art. 1 del regolamento (CE) n. 583/2009 vale solo per la dicitura complessiva “Aceto Balsamico di Modena”, mentre tale protezione non può ritenersi estesa all'impiego dei termini individuali “aceto” e “balsamico”, in quanto privi di connotazione geografica.

Ad ogni modo, se questa è l’interpretazione fornita dall’UE, non sono dello stesso avviso i produttori italiani, i quali, in disaccordo con le conclusioni rassegnate dall’avvocato generale, sostengono che la pronuncia in oggetto possa compromettere gli sforzi profusi a presidio della qualità del prodotto, soprattutto per il mercato estero, anche in considerazione del fatto che utilizzare il termine “balsamico” in lingua italiana, al di fuori del territorio italiano, ha comunque un forte valenza evocativa del nostro prodotto.

Alcuni chiarimenti:

Cosa si intende per IGP?

IGP è l’acronimo di indicazione geografica protetta, si tratta di un marchio che viene attribuito dall’Unione Europea a quei prodotti che godono di una determinata reputazione, hanno determinate qualità o caratteristiche attribuibili alla loro origine geografica e la cui produzione e/o trasformazione avviene in una area determinata. Il marchio IGP costituisce per il consumatore sinonimo di qualità e contribuisce in modo rilevante a proteggere l’autenticità ed il nome del prodotto.

L’IGP è regolamentata dalla stessa legge della DOP, in particolare dal Regolamento CEE 510/2006 (e in precedenza dal Regolamento CEE n. 2081/92) in materia di Protezione delle Indicazioni Geografiche e delle Denominazioni d’Origine dei prodotti agricoli e alimentari.

 

B. Pane parzialmente precotto e surgelato: l’obbligo di preconfezionamento non è incostituzionale.

Un supermercato italiano ha proposto ricorso in Cassazione dopo essere stato condannato dall’Asl a pagare una sanzione amministrativa, per aver violato le disposizioni che impongono il preconfezionamento del pane parzialmente precotto e surgelato.

Secondo i ricorrenti, infatti, si tratterebbe di una limitazione dell’iniziativa economica privata, per il fatto che il medesimo obbligo di preconfezionamento non sussiste con riferimento al pane fresco.

Come evidente, dunque, nel caso esaminato dalla sentenza, le esigenze di informazione del consumatore sono state ritenute preminenti rispetto alle motivazioni esposte dai ricorrenti.

 

C. Etichettatura durante il Covid-19: la deroga al Reg. Ue n. 2018/775.


Di recente, nella consapevolezza dei disagi provocati dall’emergenza epidemiologica dovuta al virus Covid-19, il Ministero della Salute ha pubblicato (G.U. n. 109 del 28 aprile 2020) la circolare n. 0108129, nell’ambito della quale sono dettate alcune misure temporanee di supporto alle imprese del settore alimentare, con riferimento agli obblighi cui sono tenute per l’etichettatura dei prodotti.

In particolare, con riferimento alle nuove indicazioni sull’origine dell’ingrediente primario introdotte ad opera del Reg. UE n. 2018/775, il Ministero ha deciso di consentire alle imprese di continuare ad utilizzare, fino alla fine dell’anno, le scorte di etichette ed imballi acquistati prima dell’applicazione del predetto Regolamento e, quindi, per i contratti stipulati nel periodo antecedente al 1 aprile 2020.

Si precisa, infine, che sono esclusi dall’ambito di applicazione del Reg. UE n. 2018/775 le indicazioni geografiche protette, quali le DOP, IGP, STG, nonché i marchi d'impresa registrati, laddove questi ultimi costituiscano un'indicazione dell'origine dell’alimento.

Alcuni chiarimenti:

Quali sono le principali novità introdotte dal Reg. UE n. 2018/775?

A decorrere dal 1 aprile 2020 è divenuto applicabile il Reg. UE di esecuzione della Commissione (UE) n. 2018/775 che - in armonia con quanto stabilito dal Reg. UE n. 1169/2011 in materia di fornitura di informazioni sugli alimenti – prevede nuovi obblighi con riferimento all’indicazione dell’ingrediente primario. In particolare, se “attraverso qualunque mezzo, come diciture, illustrazioni, simboli o termini che si riferiscono a luoghi o zone geografiche” viene operato un richiamo territoriale che, però, non coincide con il luogo di provenienza (LP) o paese di origine (PO) dell’ingrediente primario, allora l’origine territoriale di quest’ultimo dovrà essere oggetto di specifica informazione. Si rileva, inoltre, che in ambito nazionale, prima della data di applicazione del Regolamento 2018/775, il Ministero delle Politiche Agricole ed Alimentari era già intervenuto tramite decretazione al fine di introdurre l’obbligo di indicare in etichetta l’origine di alcuni prodotti, ovvero riso, grano, pomodori, latte e prodotti caseari. Come intuibile, la portata innovativa del Regolamento non è di poco conto, così come la sua effettiva applicazione da parte delle imprese del settore agro-alimentare, anche dal punto di vista della strategia di mercato.

Che cosa si intende per ingrediente primario?

L’ingrediente o gli ingredienti di un alimento che rappresentano più del 50 % di tale alimento o che sono associati abitualmente alla denominazione di tale alimento dal consumatore e per i quali nella maggior parte dei casi è richiesta un’indicazione quantitativa”, questa è la definizione fornita dal Reg. UE n. 1169/2011.

 

 


Questo articolo è stato scritto a mero scopo informativo e non può essere inteso in nessun modo quale parere legale.

 

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