Decreto Rilancio e contratti di locazione

17 giu 2020

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L’art. 65 DL 18/2020 (decreto “Cura Italia”) ha introdotto un credito di imposta sui canoni di locazione di negozi e botteghe (vale a dire, immobili di categoria catastale C1).

Il Decreto Rilancio 2020 (Decreto legge 19 marzo 2020, n. 34) è intervenuto adesso in relazione ai contratti di locazioni degli immobili ad uso non abitativo, introducendo alcune novità.

La principale novità deriva dal fatto che viene implementata la categoria dei soggetti che possono usufruire del credito di imposta, prevedendone l’applicabilità sia per i titolari di attività d’impresa, in forma individuale (incluse imprese familiari) o societaria, indipendentemente dalla tipologia di attività svolta, dalla dimensione o dal regime contabile, sia per i lavoratori autonomi e gli enti non commerciali, compresi gli enti del terzo settore e gli enti religiosi civilmente riconosciuti.

In altri termini, tra i soggetti interessati dal Decreto rilancio, vi sono anche i professionisti e non si prevede un vincolo per quanto riguarda la tipologia di attività (incluse quelle precedentemente escluse in quanto riferite ad attività di commercio al dettaglio non sospese dai DCPM).

Con Circolare n. 14 del 06 giugno 2020 l’Agenzia delle Entrate ha chiarito che, non essendo prevista alcuna distinzione tra le attività, devono ritenersi inclusi nell’ambito soggettivo, fermo restando il limite dei ricavi o compensi non superiori a 5 milioni di euro nel periodo d'imposta precedente a quello in corso alla data di entrata in vigore del decreto:

  • i soggetti in regime forfetario di cui all’articolo 1, commi 54 e seguenti della legge n. 190 del 2014;
  • gli imprenditori e le imprese agricole, sia che determinino per regime naturale il reddito su base catastale, sia quelle che producono reddito d’impresa.

Non sono inclusi tra i soggetti che possono fruire del credito in esame, invece, coloro che svolgono attività commerciali non esercitate abitualmente o attività di lavoro autonomo non esercitate abitualmente, producendo conseguentemente redditi diversi, ai sensi dell’articolo 67, comma 1, lettere i) e l), del TUIR.

Quali sono i requisiti per usufruire di tale credito di imposta?

Per poter usufruire del credito di imposta, bisogna aver realizzato ricavi o compensi non superiori a € 5 milioni di euro, nel periodo d’imposta 2019, o, per le imprese con periodo d’imposta non solare, nel periodo d’imposta antecedente a quello in corso all’entrata in vigore del DL.

Tale volume di affari, non viene tuttavia richiesto per le strutture alberghiere.

Sul punto, in attesa delucidazioni più chiare, si ritiene che tra le “strutture alberghiere” possano essere ricomprese anche “affittacamere” e B&B.

Ai soggetti locatari esercenti attività economica, il credito di imposta spetta a condizione che abbiamo subito una diminuzione del fatturato o dei corrispettivi nel mese di marzo, aprile e maggio  di almeno il 50%  rispetto allo stesso mese del periodo di imposta precedente.

Quali sono i contratti per i quali si può applicare il credito di imposta?

  • contratto di locazione;
  • contratto di leasing o di concessione di immobili ad uso non abitativo destinati allo svolgimento dell’attività istituzionale;
  • servizio a prestazioni complesse (es. contratti di affitto d’azienda).

 

Quale sarebbe l’importo di tale credito di imposta?

Il credito di imposta è pari al 60% del canone di locazione/canone di leasing di competenza del mese, oppure al 30% del canone per gli affitti di azienda o i contratti a prestazioni complesse.

Al fine di poter fruire di tale creduto, è necessario il pagamento del canone.

Ferma restando la sussistenza dei requisiti sopra descritti in relazione al fruitore/cedente, il cessionario può utilizzare esclusivamente il credito:

  • nella dichiarazione dei redditi relativa al periodo d’imposta nel corso del quale il credito è stato ceduto;
  • in compensazione ai sensi dell’articolo 17 del D.Lgs. n. 241 del 9 luglio 1997.

 

Con la predetta Circolare l’Agenzia delle Entrate ha precisato che, al fine di consentire l'utilizzo in compensazione del credito d'imposta di cui trattasi (tramite modello F24 da presentare esclusivamente attraverso i servizi telematici messi a disposizione dall'Agenzia delle Entrate), è possibile utilizzare il codice tributo: “6920” denominato «Credito d’imposta canoni di locazione, leasing, concessione o affitto d’azienda –articolo 28 del decreto legge 19 maggio 2020, n. 34», istituito con specifica risoluzione.

Così come previsto nel precedente decreto Cura Italia, il componente positivo rilevato dal locatario/fruitore del credito non concorre alla formazione del reddito ai fini delle imposte sui redditi e del valore della produzione ai fini dell’imposta regionale sulle attività produttive. Il credito di imposta non è quindi imponibile ai fini Irep/Ires né Irap.

Si precisa, infine, che il credito di imposta non è cumulabile con il credito di imposta di cui all’art. 65 del Decreto legge 17 marzo 2020, n. 18, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 aprile 2020, n. 27, con riferimento alle medesime spese sostenute.

Quali sono i mesi interessati dal credito di imposta?

Il credito d'imposta spetta relativamente ai canoni di marzo, aprile e maggio. Mentre per le strutture turistico ricettive con attività solo stagionale, per i canoni di aprile, maggio e giugno.

Possibilità di cedere il credito di imposta?

Il Decreto rilancio interviene con l’art. 122, fino al 31 dicembre 2021, introducendo un’importante novità derivante dal fatto che tale credito di imposta può essere oggetto di cessione (anche parziale) da parte del (primo) beneficiario a terzi (ivi inclusi gli istituti di credito ed altri intermediari finanziari) che potrà utilizzarlo nelle stesse modalità con cui poteva utilizzarlo il cedente.

La quota di credito non utilizzata entro l’anno non è riportabile né rimborsabile e quindi, di fatto, viene persa.

Inoltre, occorre evidenziare che l’esercizio del potere di controllo da parte dell’Amministrazione continua ad essere applicabile al contribuente cedente. I cessionari rispondono solo per l’eventuale utilizzo del credito d’imposta in modo irregolare o in misura maggiore rispetto al credito ricevuto.

Gli ulteriori chiarimenti sono contenuti nella suddetta Circolare (14/E del 06 giugno 2020) qui allegata, ove  sono definite le modalità attuative delle disposizioni di cui al presente articolo.  

 

 

 


Questo articolo è stato scritto a mero scopo informativo e non può essere inteso in nessun modo quale parere legale.

 

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