Contratti di trasporto, contratti di soggiorno e pacchetti turistici e COVID 19

22 giu 2020

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Contratti di trasporto e titoli di viaggio, contratti di soggiorno e pacchetti turistici

Sono tantissimi i viaggi e i soggiorni cancellati a causa delle misure adottate per contenere l’emergenza sanitaria da Covid 19, e tante sono le richieste di rimborso già indirizzate a vettori, strutture ricettive e agenzie di viaggio.

La legge di conversione del D.L. “Cura Italia” ha riordinato la disciplina dei rimborsi di titoli di viaggio e di soggiorno e dei pacchetti turistici, già introdotta dai Decreti Legge n. 9/2020 e n. 18/2020.

Il nuovo art. 88-bis del D.L. “Cura Italia” disciplina la sorte dei contratti di trasporto, di soggiorno e dei pacchetti turistici, di cui l’acquirente non abbia potuto fruire a causa dell’emergenza sanitaria.

In particolare, la norma prevede che, coloro che siano stati interessati da provvedimenti limitativi della libertà di circolazione e abbiano acquistato un titolo di viaggio per trasporto aereo, ferroviario, marittimo o terrestre, oppure un titolo di soggiorno, abbiano il diritto di ottenere dal vettore o dalla struttura ricettiva il rimborso del prezzo già corrisposto; nel caso di pacchetti turistici non fruibili, l’organizzatore, in alternativa al rimborso, può offrire al cliente un pacchetto sostitutivo o riconoscere un voucher con validità di un anno dall’emissione.

La norma dispone che, nei casi di contratti di trasporto, soggiorno o pacchetti turistici stipulati o acquistati da soggetti interessati da provvedimenti di limitazione della circolazione, come individuati dallo stesso art. 88 bis, I comma, ricorre un’ipotesi di risoluzione del contratto per impossibilità sopravvenuta della prestazione ex art. 1463 cod. civ.

 

Alcuni chiarimenti

- Chi sono i soggetti interessati da questa disposizione?

L’art. 88-bis del D.L. “Cura Italia”, introdotto dalla Legge di conversione, fa riferimento a coloro che sono stati posti in quarantena o permanenza domiciliare fiduciaria, a coloro che hanno la residenza o il domicilio nelle “aree interessate dal contagio”, come individuate nei DCPM adottati nel corso dell’emergenza sanitaria, o che abbiano programmato partenze o arrivi da e per quelle aree, ai soggetti che hanno previsto la partecipazione a concorsi o eventi annullati, sospesi o rinviati, nonché, infine, a coloro che hanno programmato viaggi verso paesi esteri, che abbiano posto il divieto di ingresso nel loro territorio. Il richiamo ai decreti presidenziali, con i quali è stata progressivamente estesa l’applicazione delle misure restrittive della circolazione e limitative delle attività, fino a ricomprendere l’intero territorio nazionale, implica che, la valutazione in ordine alla possibilità di avanzare l’istanza di rimborso debba essere svolta con riferimento a ciascun caso concreto. Dovrà aversi riguardo ai soggetti coinvolti, ai luoghi di partenza e destinazione, agli scopi del trasferimento, alle date in cui è stato acquistato il titolo o avrebbe dovuto eseguirsi l’obbligazione (sia essa di trasporto o di soggiorno).


- Come ottenere il rimborso dei pagamenti effettuati per l’acquisto di titoli di viaggio, contratti di soggiorno e pacchetti turistici?

I soggetti interessati dai provvedimenti di restrizione della libertà di circolazione devono comunicare al vettore, alla struttura ricettiva o all’organizzatore di pacchetti il ricorrere di una delle situazioni che impediscano di fruire del viaggio, del soggiorno o del pacchetto turistico. In allegato a tale comunicazione, devono produrre copia del titolo di viaggio o della prenotazione di soggiorno o copia del contratto turistico, ed eventualmente copia della documentazione attestante la programmata partecipazione ad una delle manifestazioni, iniziative o eventi indicati nella medesima norma. La Legge di conversione ha uniformato la disciplina previgente, chiarendo che, tale comunicazione deve essere indirizzata al vettore, alla struttura ricettiva, all’organizzatore di pacchetti turistici o all’agenzia di viaggio, presso la quale è stato acquistato il titolo o il pacchetto, entro trenta giorni decorrenti dalla cessazione delle situazioni di restrizione o dall’annullamento, sospensione o rinvio del corso o della procedura selettiva, della manifestazione, dell’iniziativa o dell’evento ovvero, infine, dalla data prevista per la partenza. Il vettore, la struttura ricettiva o l’agenzia viaggi, sono tenuti a dare riscontro entro quindici giorni dalla ricezione della comunicazione. Nel caso di pacchetti turistici, l’organizzatore è tenuto a corrispondere il rimborso o ad emettere un voucher non appena ricevuto il rimborso o il voucher dal fornitore di servizi e comunque non oltre 60 giorni dalla data di inizio del viaggio.


- E’ dettata una disciplina speciale per il recesso dai contratti di pacchetti turistici?

L’art. 88 bis, VI comma, del DL “Cura Italia”, introdotto dalla legge di conversione, riconosce ai soggetti che siano interessati da provvedimenti limitativi alla libertà di circolazione, (come individuati dal VI comma della stessa norma), il diritto di recedere dal pacchetto turistico. In caso di recesso, il decreto conferisce all’organizzatore la facoltà, alternativamente, di rimborsare il prezzo del pacchetto, di offrire un pacchetto alternativo o di emettere un voucher di importo pari o superiore al valore del pacchetto, da utilizzare entro un anno dall’emissione. Si tratta di disposizione che, come la precedente in vigore (art. 28 del D.L. 2 marzo 2020 n. 9, abrogato dalla stessa Legge di conversione al DL “Cura Italia”), contrasta con la direttiva 2008/123 CE, recepita dall’art. 41 del codice del turismo. Secondo il codice, infatti, il consumatore avrebbe diritto di ottenere il rimborso integrale del prezzo corrisposto, senza che sia riconosciuta all’organizzatore alcuna facoltà alternativa. La piena tutela del consumatore è ribadita anche dalla direttiva CE 2015/2302, che all’art. 12 riconosce in capo a questi il diritto di ottenere il rimborso integrale del prezzo corrisposto. Nonostante i numerosi rilievi mossi dagli operatori del settore alla disciplina introdotta dal D.L.9/2020, il legislatore, in sede di conversione, ne ha ribadito l’operatività e ciò al fine di non penalizzare eccessivamente i tour operator, la cui capacità di far fronte all’inattività temporanea alla quale sono costretti, potrebbe essere definitivamente compromessa da richieste massive di rimborso. In questo senso, deve cogliersi anche la novità introdotta dalla legge di conversione al DL “Cura Italia”, secondo cui, in deroga all’art. 41, 6 comma del codice del turismo, l’organizzatore di pacchetti turistici è tenuto a corrispondere il rimborso o ad emettere il voucher, non appena ricevuti i rimborsi o i voucher dai singoli fornitori di servizi e comunque non oltre sessanta giorni dalla data prevista di inizio del viaggio.


La Commissione Europea ha indirizzato ad alcuni stati membri una comunicazione, esortandoli a modificare le disposizioni adottate nel corso della pandemia, per favorire la piena tutela dei diritti dei consumatori che abbiano acquistato pacchetti turistici, non fruibili a causa delle misure limitative della circolazione. In particolare, la Commissione ha invitato gli stati ad adottare adeguate coperture a garanzia dei voucher e li ha esortati a prevedere il rimborso automatico del prezzo del pacchetto, se allo scadere dell’anno il consumatore non abbia fruito del voucher. La Commissione ha inoltre invitato gli Stati a prevedere voucher flessibili, cedibili ad altri viaggiatori e svincolabili dalla meta o dalla compagnia aerea originarie. Si tratta di indicazioni che, ove non venissero recepite dagli Stati, potrebbero portare all’apertura di una procedura di infrazione nei loro confronti.

- Il DL “Cura Italia”, come convertito dalla L. 27/2020, disciplina anche il recesso di vettori, strutture ricettive e tour operator?

Sì, la legge di conversione ha innovato la disciplina previgente, prevedendo che:


• con riferimento ai contratti di trasporto, quando le prestazioni non possono essere eseguite in ragione di provvedimenti adottati dalle autorità nazionali, internazionali o di Stati esteri, a causa dell’emergenza epidemiologica da COVID-19, il vettore può esercitare il diritto di recesso; in tali casi, il vettore ne dà tempestiva comunicazione all’acquirente e, entro i successivi trenta giorni, procede al rimborso del corrispettivo versato per il titolo di viaggio, oppure all’emissione di un voucher di pari importo da utilizzare entro un anno dall’emissione;


• con riferimento ai contratti di soggiorno, le strutture ricettive che hanno sospeso o cessato l’attività a causa dell’emergenza epidemiologica da COVID-19 possono offrire all’acquirente un servizio sostitutivo di qualità equivalente, superiore o inferiore con restituzione della differenza di prezzo, oppure procedere al rimborso del prezzo o, altrimenti, possono emettere un voucher, con validità di un anno dall’emissione; ove il pacchetto turistico non sia più fruibile perché avente come destinazione Stati esteri che abbiano posto un divieto di ingresso in ragione dell’emergenza epidemiologica da COVID-19, e comunque quando l’esecuzione del contratto sia impedita da provvedimenti adottati a causa di tale emergenza dalle autorità nazionali, internazionali o di Stati esteri, il tour operator può, alternativamente, rimborsare il prezzo già incassato, emettere un voucher con validità di un anno o offrire al cliente un pacchetto sostitutivo. Anche in queste ipotesi, il rimborso, o la consegna del voucher, devono avvenire non appena ricevuto il rimborso o il voucher dal fornitore e comunque non oltre 60 giorni dalla data prevista di inizio del viaggio.


- Qual è l’ambito di applicazione della norma in esame?

Le suddette disposizioni costituiscono “norme di applicazione necessaria”, ovverosia norme che, in considerazione del loro oggetto e del loro scopo, debbono essere applicate a tutte le fattispecie sia di diritto italiano sia a quelle alle quali sarebbe altrimenti applicabile il diritto straniero.

 

In relazione al trasporto aereo, in data 18 giugno 2020 ENAC (Ente Nazionale Aviazione Civile) ha diramato un comunicato (n. 31/2020) con cui richiama i vettori al rispetto del Regolamento di tutela dei passeggeri: in caso di cancellazioni di voli per cause non riconducibili a Covid-19, la normativa prevede il rimborso del biglietto e non l’erogazione di un voucher

In merito alle numerose segnalazioni relative a cancellazioni di voli, l’Ente nazionale per l’Aviazione Civile rende noto di avere richiamato i vettori operanti in Italia al rispetto del Regolamento comunitario n. 261 del 2004 che tutela i passeggeri nei casi di ritardi, cancellazioni, overbooking e mancata informativa.

Infatti, dato che a partire dal 3 giugno u.s. sono state rimosse le restrizioni alla circolazione delle persone fisiche all’interno del territorio nazionale e nell’area europea, Schengen, Regno Unito e Irlanda del Nord, le cancellazioni operate da tale data non sembrano possano essere ricondotte, salvo casi specifici, a cause determinate dal Covid-19 (come da art. 88 bis della L. 24 aprile 2020, n. 27), ma a scelte imprenditoriali.

Pertanto, ferma restando la facoltà per i vettori di cancellare i voli programmati, la normativa applicabile è il Regolamento Comunitario n. 261 del 2004, che prevede, per le cancellazioni, l’informativa al passeggero, la riprotezione, il rimborso del prezzo del biglietto (non la corresponsione del voucher) e la compensazione, ove dovuta.

 

Il rimborso di abbonamenti e titoli di viaggio in favore dei pendolari (art. 215 D.L. “Rilancio”)

L’art. 215 del Decreto Legge19 maggio 2020 n. 34 (c.d. Decreto “Rilancio”)prevede che le aziende erogatrici di servizi di trasporto ferroviario o pubblico locale debbano rimborsare gli utenti che non hanno potuto fruire dei servizi a causa delle misure di contenimento adottate nel corso dell’emergenza sanitaria. Le aziende potranno procedere, alternativamente, emettendo un voucher di valore pari a quello del titolo o dell’abbonamento non fruito, da usare entro un anno dall’emissione, a prolungare la validità dell’abbonamento, per un periodo corrispondente a quello durante il quale l’utente non ha potuto fruirne.

Per ottenere il rimborso, la norma chiarisce che l’avente diritto deve allegare all’istanza copia del titolo di viaggio e una dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà, relativa al mancato o parziale utilizzo del titolo di viaggio nel vigore delle misure di contenimento della pandemia.


Questo articolo è stato scritto a mero scopo informativo e non può essere inteso in nessun modo quale parere legale.

 

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