Affidamento congiunto di minori in famiglia di fatto: importante risultato per Mora & Associati

26 giu 2020

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MORA & ASSOCIATI vince avanti il Collegio del Tribunale di Parma su affidamento congiunto di minori in famiglia di fatto – domanda di affidamento esclusivo di controparte rigettata in toto in quanto priva dei presupposti di legge

Il Tribunale di Parma, con decreto definitivo n.5490/2020 depositato il 5 giugno 2020, ha ribadito alcuni importanti principi in tema di affidamento esclusivo di minori, richiesto dalla madre ai danni del padre in mancanza dei presupposti di legge.

Alla stregua di tali principi, il Tribunale in composizione collegiale, ha riconosciuto la fondatezza delle difese introdotte, a tutela del padre, da Mora&Associati (con gli avvocati Prof. Simone Vernizzi e Monica Furlotti), accogliendone le relative domande, volte alla tutela del genitore non collocatario il quale, diversamente, avrebbe potuto essere privato della potestà sui figli, pur possedendo tutti i requisiti per una piena capacità genitoriale.

Si verte in tema di “affidamento di minori” in ambito di famiglia di fatto. La causa veniva instaurata dalla madre, la quale chiedeva l’affidamento esclusivo dei figli, motivando tale domanda sulla base dei trascorsi “burrascosi” del padre – suo ex convivente – tali da determinare, a suo dire, uno stato di incapacità genitoriale del medesimo; nello specifico, veniva evidenziato il passato dell’ex convivente quale “fruitore di sostanze stupefacenti” e il suo attuale stato di disabilità fisica a seguito di ictus cerebrale che – sempre a dire di parte avversa – sarebbe da considerarsi correlato all’uso di dette sostanze. Oltre a ciò, il padre veniva accusato di non provvedere al mantenimento dei suoi figli, senza tenere in alcun modo conto del suo stato di incapacità lavorativa, stante l’invalidità civile al 100%, derivante dalla sua disabilità fisica.

La difesa del padre eccepiva l’alienazione parentale messa in atto dalla madre per screditare la figura paterna e così indebolire sempre più il rapporto tra padre e figli, appellandosi -addirittura- allo stato di disabilità dell’ex convivente per metterlo in cattiva luce agli occhi dei bambini. Il tutto finalizzato ad ottenere l’esclusione della potestà in capo al padre, per soddisfare un mero interesse personale di “gestione autonoma ed esclusiva” dei bambini, così come peraltro confermato in sede di CTU, laddove si legge che “la reiterata richiesta della madre di un affido esclusivo semplicemente è un modo per evitare il confronto con l’altro genitore”.

Alla luce di tali premesse, il Collegio ha definitivamente deciso, accogliendo le risultanze in tal senso della CTU disposta sulla capacità genitoriale delle parti, che “deve essere, dunque, disattesa la richiesta della madre di affidamento esclusivo dei figli”.

Nel confermare il principio giurisprudenziale ormai consolidato, secondo il quale “alla regola dell’affidamento condiviso dei figli può derogarsi solo ove la sua applicazione risulti pregiudizievole per l’interesse del minore, con la duplice conseguenza che l’eventuale pronuncia di affidamento esclusivo dovrà essere sorretta da una motivazione non solo più in positivo sulla idoneità del genitore affidatario, ma anche in negativo sulla inidoneità educativa ovvero manifesta carenza dell’altro genitore, e che l’affidamento condiviso non può ragionevolmente ritenersi precluso dalla mera conflittualità esistente tra i coniugi (Cass. Sez. I, n. 16593 del 18/06/2008; Cass. Sez. 6-1, n.24526 del 02/12/2010; Cass. Sez. I, n. 1777 dell’08/02/2012; Cass. Sez. I, n. 6535 del 06/03/2019)”, il provvedimento in esame ha affermato che “nel caso di specie non è certamente sufficiente a giustificare l’affidamento esclusivo alla madre la mera disabilità del padre, il quale peraltro, allo stato attuale, grazie ad un trattamento intensivo di riabilitazione, è riuscito a recuperare diverse funzioni inerenti la performance motoria e cognitiva”; […] “né può giustificare un affidamento esclusivo dei minori alla madre, come vorrebbe la ricorrente, il mero pregresso uso di sostanze stupefacenti da parte del convenuto in tempi precedenti all’ictus”. Il Collegio concludeva, pertanto, che “non sussistono, dunque, elementi di pregiudizio per i minori che giustifichino una deroga all’affidamento di tipo condiviso” e “deve essere, dunque, disposto l’affidamento dei minori in via condivisa ad entrambi i genitori”.

 


Questo articolo è stato scritto a mero scopo informativo e non può essere inteso in nessun modo quale parere legale.

 

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